Lago del Fornà

 

Il Lago del Fornà, nel regno delle vertigini

Il giro tocca 6 laghi di montagna e inizia con il più grande, il Lago di Sambuco.
Il sentiero sottile ed esposto, sul quale occorre in parte trasportare la MTB, segue il lago sul lato destro. Dal Campo di Sotto attraverso Grasso di dentro si procede in pendenza costante fino al Lago del Narèt, quindi si scende al Lago del Fornà.
Un sentiero conduce all'Alpe di Garzonera, quindi si procede verso valle su un sentiero ampio. Dopo aver attraversato il ruscello si lascia il sentiero contrassegnato e si segue una carrareccia nascosta dall'erba che presso Corte Grasso di Dentro sfocia nella strada asfaltata.
Dopo alcuni metri di strada, un sentiero contrassegnato con cartelli conduce verso un tratto inizialmente difficile che si trasforma in favoloso single track. Più sotto, passando avanti al Campo di Sotto, si fa ritorno alla diga di sbarramento.


I laghetti alpini sono simili a profondissimi occhi. Sulle loro superfici iridescenti si riflettono tutti gli umori del cielo: l'ardente abbraccio del sole, la burbera minaccia dei temporali estivi, le silenziose grida delle nubi strappate dal vento. Quando in inverno la neve ricopre ogni cosa con il suo sterile manto bianco, è nell'abisso delle loro pupille che trova rifugio l'anima delle montagne.


3 settembre

L'alpe di Campo la Torba è uno dei più vasti della Vallemaggia. Dalle sponde del Lago Sambuco osserviamo i pascoli che si arrampicano sui ripidi pendii e si protendono verso il cielo andando a lambire le creste rocciose. Lunghe cicatrici orizzontali tagliano i versanti, e non si capisce se siano arditi sentieri o fratture nel terreno, tanto scosceso da non riuscire a resistere alla forza di gravità. Mentre scrutiamo il paesaggio ci pervade un vago senso di vertigini, nonostante i nostri piedi siano ancora saldamente posati su un vasto pianoro.
Cominciamo a pedalare lungo la strada che porta al Naret, mito e ossessione di tutti i ciclisti ticinesi.
Alle soglie dell'autunno il traffico è ridotto, e possiamo goderci la salita in tranquillità, se non fosse per le pendenze da capogiro e il sole che ustiona pungente, ignaro del calendario che lo vorrebbe più mite.
Quando arriviamo al primo laghetto, il vento da nord comincia a ramazzare bianchissime nubi e a spingerle fiaccamente contro le cime delle montagne. La barriera delle Alpi sembra tuttavia resistere, e solo pochi languidi cumuli invadono il cielo meridionale, per poi dissolversi velocemente nell'aria limpida.
La strada verso i laghetti superiori è più dolce. La percorriamo a fianco di un eroico ciclista solitario che, partito da Locarno, sta portando a termine il suo lungo calvario: ondeggia qua e là sulla sede stradale, incapace di mantenere una velocità sufficiente a garan­tirgli l'equilibrio, e con la sua ostinazione offre un perfetto esempio di masochismo ciclistico.
La diga del Naret ci accoglie sui suoi larghi muraglioni, terreno ideale per fare un po' di defaticamento.
Seguiamo lo sbarramento di destra, che offre un bel panorama sulla Val Sambuco, ma poi termina bruscamente in un piccolo piazzale. Un impavido sentiero disegna il proseguimento ideale dell'arco della diga tagliando a mezza costa un erto pendio. Le im­motivate vertigini che provavamo alla
partenza trovano qui una ragione di essere: il sentiero è stretto ed esposto, e pur procedendo a piedi ci risulta difficile superare i primi impervi passaggi rocciosi. Ci assale il timore che tutto il sentiero sia così, una sottile striscia di terra appesa ai fili d'erba di ripidi pratoni. C'è un solo modo per confermare o dissipare i dubbi: ci mettiamo la bici in spalla, e andiamo avanti.
Superato un primo dosso, il sentiero si calma, e riusciamo a pedalare per qualche metro. Un secondo dosso ci svela il Lago del Fornà, sorprendente visione che si manifesta all'improvviso, un centinaio di metri più in basso.
Il lago è un autentico crogiolo di co­lori primari, che sulla sua superficie e nelle sue profondità si incontrano e si mescolano fino a dare origine ad un mutevole dipinto espressionista.
Tutt'attorno le pareti sono ripidissime, e neppure l'erba riesce ad aggrapparsi alle rocce frastagliate. Solo verso valle le montagne concedono una tregua all'acqua, che fluisce pacifica in piccoli rigagnoli. Ma la quiete dura poco, perché un nuovo dirupo la trasforma ben presto in una roboante cascata.
La discesa verso le rive del lago alterna acrobatici tratti in sella a passaggi con la bici in spalla e le mani e i piedi a cercare appigli nella roccia. Quando entriamo nella piccola conca scavata dagli antichi ghiacciai, unica oasi pianeggiante nell'assoluta verticalità di questo angolo di mondo, tiriamo un sospiro di sollievo.
Visto che non conosciamo le condizioni del resto del percorso, ripartiamo subito, e affrontiamo un nuovo traverso esposto che ci porta a pendii finalmente più dolci. I segnavia bianco-rossi si innalzano verso il cielo, e noi dietro, ansimando sui prati costellati di rocce, con le mountain bike sempre a rimorchio. Finché improvvisamente il sentiero spiana e si allarga, come se, dopo averci messo alla prova, ci avesse giudicati degni di calpestarlo. Dopo tutte le fatiche patite per salire fin quassù, è con soddisfazione e incre­dulità che sfrecciamo sulla stupenda traccia in terra battuta che divide in due il pendio, regalandoci nuovi e più ariosi panorami dietro ad ogni curva.
La mulattiera ci conduce fino all'Alpe di Garzonera, poi svolta a destra e prosegue in piano per alcune centinaia di metri. Infine ricomincia a scendere con decisione verso il fondo della valle, su di una pista larga e scorrevole. Dopo aver attraversato un ruscello svoltiamo subito a sinistra, abbandonando il sentiero segnato per seguire una carrareccia nascosta tra l'erba, che ci riporta all'asfalto presso il corte Grasso di Dentro.
Dopo pochi metri di strada troviamo un nuovo sentiero, segnalato da un cartello escursionistico. Anche questo tratto dapprima è impegnativo, poi però si trasforma in uno stupendo single-track. Campo di Sotto ci accoglie poco più in basso, con le ultime sciabolate di sole che rivestono d'oro le montagne. Possiamo soltanto im­maginare gli straordinari colori di cui ora si stanno tingendo le acque del laghetto.

Alfio Cerini, A due ruote dal cielo, Dadò Editore, Locarno, 2008

Altitudine

1.029m

Distanza

25,8km

Durata

3,5h

Regione

Vallemaggia

Punto di partenza

Vallemaggia, Lago di Sambuco

Luoghi situati lungo il percorso

Lago di Sambuco - Campo di Sotto - Grasso di dentro - Corte dei Laghetti - Lago Scuro - Lago del Narèt - Lago del Forno - Garzonera - Grasso di dentro - Campo di Sotto - Lago di Sambuco

Da prestare attenzione

Tempo non pedalabile: 35 - 50 min
Periodo: luglio - ottobre
Difficoltà tecnica: 5
Difficoltà fisica: 3
A piedi: Grasso di Dentro - Naret_3 ore

Posizione tour