Monte Verità

 Basta mettere piede sul Monte Verità per essere investiti dalla sua forza. La si percepisce nel delicato canto degli uccelli nascosti tra le fronde degli alberi, nel leggerissimo profumo nell’aria, perfino nello scricchiolio della ghiaia sotto i piedi. È lampante a chiunque ci si avventuri alla ricerca di pace e consapevolezza che la collina sopra Ascona – che un tempo si chiamava Monte Monescia – nasconde dei segreti. La forza che emana da questo luogo sotto cui scorre la linea insubrica spinge alla contemplazione silenziosa, alla ricerca delle tracce di coloro che vi abitavano un tempo e che primi tra tutti ne colsero il valore. 

I primi anni sul Monte Verità

Nei primi decenni del ‘900, Ida Hofmann e Henri Oedenkoven fecero del Monte Verità una casa per tutte quelle persone che volevano liberarsi dalle catene della società. Il Sanatorium del Monte Verità era una colonia eterogenea che abbracciava una nuova filosofia di vita: erano vegetariani, teosofi e nudisti (gli asconesi li chiamavano “balabiott”, “quelli che ballano nudi”). Ben presto, la colonia divenne un polo per chiunque fosse alla ricerca di una vita “alternativa”. I valori e le ideologie su cui si fondava attirarono molte personalità artistiche, come il pittore Filippo Franzoni e gli scrittori Herman Hesse e Erich Maria Remarque. 

 

Da Sanatorium a centro culturale all’avanguardia

Dopo che nel 1920 i fondatori partirono per il Brasile, il Monte Verità venne acquistato dal barone Eduard von der Heydt, che ne fece una residenza. Di lui, oggi, restano molti più segni di quelli della colonia originale: grande collezionista d’arte contemporanea ed extraeuropea, fece costruire l’albergo in stile Bauhaus e negli anni ’50 lasciò la proprietà in eredità al Canton Ticino, che ne fece un centro culturale: oggi sul Monte Verità si tengono celebri eventi letterari e spettacoli all’aperto.

Il percorso museale

Il potere attrattivo del Monte Verità ha richiamato scrittori, artisti, naturalisti, filosofi, grandi pensatori. La loro storia è ovunque, negli alberi, nei gradini di pietra, e soprattutto nelle case dei primi coloni immerse nel verde.

Casa Anatta, che ospita l’esposizione permanente “Monte Verità. Le Mammelle della verità” di Harald Szeemann e “Le verità di una montagna” di Andreas Schwab; Casa Selma, capanna aria-luce costruita nel 1904 dai primi coloni da cui esce una musica che invita ad avvicinarsi in punta di piedi, sbirciando dalla porta aperta; Casa dei Russi, aperta durante le mostre temporanee; e il Padiglione Elisarion (al momento in fase di restauro) dove si trova l’opera “Il chiaro mondo dei beati” di Elisàr von Kupffer; sono le tappe di un percorso museale che ti immerge completamente nella storia della collina.

 

La casa del tè e la piantagione

L’atmosfera dell’estremo oriente si fonde perfettamente con quella del Monte Verità. Grazie al microclima unico, qui si trova l’unica coltivazione di tè del Ticino. La casa del tè Loreley con i pannelli scorrevoli in carta di riso (gli shōji), il pavimento ricoperto di tatami, e la cerimonia rituale del tè che si svolge due volte al mese, è un luogo da visitare assolutamente, che si sia appassionati di cultura giapponese o si abbia semplicemente voglia di ricaricare le batterie: basta sedersi, sorseggiare un buon tè e ammirare la natura.

 

Condividi i misteri del Monte Verità

Ora che conosci la storia della leggendaria collina, non ti è venuta voglia di vederla coi tuoi occhi, scoprirne gli angoli più discosti, assistere ad una cerimonia del tè o semplicemente sederti a goderti la vista? Prova a farlo in compagnia dell’app del Monte Verità, una guida multimediale in quattro lingue e completamente gratuita che ti porterà alla scoperta dell’affascinante storia del Monte Verità.

Usa l’hashtag #myasconalocarno per condividere il tuo momento di pace e contemplazione e facci sapere cosa ti ha colpito di più di questo caratteristico posto che Ise Gropius definì “il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…”. Un piccolo tetto del mondo dove il pensiero poteva - e può ancora - volare fino all’altissimo infinito.