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Orizzonti filosofici - Marx dopo il marxismo

02.06.2020

Dibattito - Marx dopo il marxismo.

Dibattito in in italiano con il Prof. Ferruccio Andolfi e la Prof.ssa Valentina Pazé

Umanesimo e comunismo nel giovane Marx: un sentiero interrotto. 

L’inattendibilità del marxismo come visione complessiva del mondo pone il problema di quali suoi elementi possano essere considerati ancora vitali. Nei Manoscritti marxiani del 1844 compare l’idea che l’umanesimo, in quanto “positivo fondato su se stesso” rappresenti il compimento del comunismo. Essa imprime alla teoria marxiana in questa fase una particolare radicalità e una tensione utopica, che, presente in forme modificate anche negli scritti della maturità, è stata valorizzata dal marxismo critico. Due punti saranno soprattutto approfonditi. La prima questione affrontata sarà in quale senso l’umanesimo marxiano possa ancora servirci. L’autoaffermazione dell’essenza umana rappresenta indubbiamente un oltrepassamento del comunismo inteso come semplice trasformazione di strutture sociali, ma nella sua proclamata autosufficienza può contenere a sua volta qualche insidia. La seconda domanda riguarda la possibilità di superare l’ambiguità di Marx rispetto all’esplorazione di interi domini che all’umanesimo appartengono, in particolare il campo morale e quello religioso. La convinzione che il cambiamento delle strutture sociali rappresenti una condizione preliminare perché le categorie morali possano essere legittimamente usate impedisce in effetti una libera articolazione di ipotesi morali; mentre la tesi secondo cui l’umanesimo trascende l’ateismo non viene svolta nella direzione di un possibile ateismo religioso ma in quello di una definitiva illuministica messa tra parentesi di qualsiasi dimensione religiosa.

Marx pensatore della libertà.

La crisi del marxismo – e dei marxismi - ha aperto la strada alla riscoperta di Marx come un classico: un pensatore perennemente attuale, a cui accostarsi senza filtri ideo logici, per illuminare problemi della sua, e della nostra, epoca. Uno di questi riguarda la relazione tra libertà e capitalismo. Per Marx la “libertà” del lavoratore di disporre della propria forza lavoro come di una merce è tutt’uno con la sua “libertà” di morire di fame, in assenza di alternative realistiche che garantiscano la sopravvivenza. Celebrata come sommo principio dalla società borghese, accanto a “Eguaglianza, Proprietà e Bentham”, la Libertà appartiene al mondo dell’apparenza, cui fa da contraltare la dura realtà di rapporti di produzione basati sullo sfruttamento e l’alienazione. Analisi recenti del sistema economico globale sviluppatosi negli ultimi quarant’anni sottolineano, invece, la capacità del capitalismo avanzato di coinvolgere i lavoratori, appellandosi alla loro creatività, autonomia, iniziativa, concedendo loro spazi di indipendenza e di “libertà”. In questa cornice si colloca, tra l’altro, il variegato universo della gig economy e del “bio-lavoro” al servizio della medicina riproduttiva, che inaugura l’inedita “messa a valore” di parti del corpo, in particolare delle donne. Anche per inquadrare queste nuove forme di lavoro e di sfruttamento, in cui l’individuo è invitato a pensarsi come “imprenditore di se stesso”, è utile inforcare gli occhiali di Marx.

Biglietti:
Soci: entrata gratuita
non soci CHF 10.-

Apertura delle casse ore 19.30

Maggiori informazioni: www.orfil.ch.
  

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